Nel cuore del Nord Italia, la Pianura Padana si dispiega come una griglia di geometrie silenziose. Da lontano, i pioppeti appaiono come una ripetizione seriale di esemplari identici; da vicino, tuttavia, ogni fusto rivela una complessa micro-narrazione fatta di venature delicate, sfumature cangianti e incrostazioni inaspettate. Ogni albero possiede una voce propria, unica e irriducibile.
Denied Identity nasce da questo cortocircuito visivo e concettuale per farsi dichiarazione contro l’omogeneizzazione contemporanea. Di fronte alla complessità, la società tende a semplificare, categorizzare e massificare, cancellando la ricchezza dell’individualità.
Il progetto si articola come un atto visivo di decodifica strutturato su tre registri complementari:
- La presenza frontale e scultorea dei tronchi;
- L’astrazione microscopica delle superfici e delle cortecce;
- La prospettiva zenitale, rivolta verso cieli alterati da cromatismi acidi e anti-naturalistici.
L’uso deliberato di contrasti netti e saturazioni esasperate allontana l’opera dal genere documentaristico, proiettandola nella dimensione della ricerca concettuale.
A sigillare questa compressione identitaria, ogni singolo albero/individuo viene contrassegnato da un codice alfanumerico. Come in un registro burocratico o in una spietata “battaglia navale“, la coordinata geolocalizza l’elemento e lo riduce a mero dato statistico. È qui che si compie la metafora della condizione contemporanea: la catalogazione di massa tenta di annullare il singolo, ma la materia resiste, custode di una specificità che nessuna classificazione potrà mai del tutto normare.
